PEDAGOGIA

I GESUITI: LA NASCITA DELL'ORDINE




Nuovi ordini religiosi

Durante i decenni della riforma cattolica sorsero nuovi ordini religiosi, orientati principalmente all’educazione: ad esempio quello dei bernabiti, fondato nel 1530 da Antonio Maria Zaccaria; quello dei somaschi, sorto per iniziativa di Girolamo Miania nel 1534, la compagnia delle dimesse di Sant’Orsola di Angela Merici del 1535e la compagnia di Gesù di Ignazio di Loyola approvata dal Papa nel 1540. Non tutti i nuovi ordini originariamente erano votati all’educazione e all’istruzione ma vi si adeguarono rapidamente perché raccolsero una domanda che sorgeva dalla società.

LA RATIO STUDIORUM





Un modello di riferimento

I gesuiti si interrogarono su quale programma scolastico fosse migliore e per stabilirlo non si limitarono a discuterne, ma avviarono una serie di sperimentazioni durate mezzo secolo. Le proposte erano di volta in volta esaminate a Roma da un apposita commissione, poi erano riprodotte in vari collegi. I risultati erano nuovamente discussi e la proposta veniva migliorata. Fu così che nel 1599, dopo cinquant’anni di prove continue, finalmente i gesuiti giunsero a codificare nella Ratio atque institutio studiorum Societas Iesu il loro modello definitivo di studi. La Ratio studiorum costituì di fatto il modello indiscusso cui fecero riferimento anche gli altri ordini religiosi ancora dopo il 1773. Essa disciplinava le centinaia di collegi gesuitici , Dotandoli di un piano di studi e di regole identici, sicché un giovane che avesse studiato per tre anni a Napoli e poi si fosse trasferito a Vienna avrebbe potuto continuare i suoi studi sempre seguendo il medesimo curricolo. Il collegio era una scuola transizionale: la lingua unica era il latino parlato da docenti e allievi. I gesuiti formarono per quasi due secoli i ceti dirigenti europei garantendo loro un curricolo uniforme e di alto valore. La Ratio studiorum era un ampio documento, articolato in 30 capitoli, che definiva meticolosamente le regole che dovevano seguire i superiori, professori e gli alunni, Nonché gli orari, i programmi, la didattica, le norme di comportamento. Ogni collegio era diretto da un rettore che rispondeva del suo operato al padre provinciale. I gesuiti avevano un quarto vuoto, la diretta obbedienza al Papa, che consentiva loro di non dipendere dai vescovi. Per questo essi non avevano applicato la suddivisione dei creditori in diocesi bensì in province, suddivise in base alle nazioni e alla lingua che si parlava, subordinate all’autorità di un padre provinciale gesuita. Tutti paesi provinciali rispondevano al padre generale, Roma. Questa struttura era più Agile di quella diocesana e consentiva grande mobilità e rapidità di azione all’ordine, che si poneva come il braccio esecutivo del pontefice. La struttura scolastica era piramidale e prefigurava quella che successivamente sarebbe stata assunta dallo Stato.

I tre corsi


La Ratio studiorum prevedeva norme comuni per i professori e norme specifiche, a seconda delle materie di insegnamento. Gli scolari erano distinti tra esterni, laici che rimanevano tali, e scolastici, coloro che volevano entrare nell’ordine. L’ordinamento degli studi stabilito dalla Ratio studiorum prevedeva tre corsi successivi, umanistico, filosofico e teologico: 
  • il corso umanistico, la cui frequenza di solito iniziamo a tra i 10 e i 12 anni, è il primo e se articolava in tre anni di grammatica, uno di umanità e uno di retorica. Il primo triennio si incentrava intorno all’apprendimento della grammatica latina e greca. Padroneggiare latino significava potersi muovere senza difficoltà linguistiche nelle corti e negli ambienti colti dell’Europa e nelle terre conquistate dagli europei. Inoltre significava anche conoscere e assimilare la cultura classica. 
  • Il quarto anno, detto di umanità, il quinto detto di retorica, erano finalizzati all’apprendimento dei modelli classici di eloquenza, sintetizzati in quello di Cicerone. Lo studio diretto dei grandi autori classici garantiva l’acquisizione della padronanza scritta e orale delle due lingue particolarmente di quella latina. 
  • Il triennio filosofico si può paragonare al triennio del liceo classico. Gli allievi studiavano la logica e la fisica aristotelica, la cosmologia e la matematica euclidea, la metafisica, l’etica, la psicologia filosofica. 
  • Il quinquennio successivo, detto di teologia, corrispondeva un corso universitario ed era riservato a chi voleva entrare nell’ordine e prevedeva lo studio delle sacre scritture, dell’ebraico, della teologia morale e dogmatica. Il curricolo dei gesuiti non era base rigidamente confessionale. Lo studio approfondito degli autori classici nel corso umanistico e l’affinamento delle capacità logico dialettiche nel corso filosofico erano funzionali alla formazione di uomini colti e allenati ragionare e discutere.

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